UNO STRALCIO DEL MIO INTERVENTO ALL'INCONTRO CON NICHI VENDOLA A MESSINA - 11 Maggio 2009
Giorni fa leggevo un commento sulla condizione dei migranti di Marco Rovelli. L'autore parla di “schiavitù ordinaria” dei migranti regolari poiché essi vivono costantemente sotto la minaccia della clandestinità, che ormai è considerata alla stregua di un reato e di un reato grave.
Sono d'accordo con quanto esprime Rovelli ed anzi, estenderei la definizione (anche ai precari, minacciati non dalla clandestinità, ma dall'invisibilità).
E' “schiavitù ordinaria”, nel senso di quotidiana, che non necessariamente sottintende eventi drammatici straordinari, una vita inseguita dal bisogno, che insegue il soddisfacimento di bisogni minimi e contingenti, senza riuscire a godere di momenti di riposo, di gratificazione personale, di condivisione sociale e di costruzione di una vita affettiva appagante.
Schiavitù ordinaria è una condizione lavorativa di forte ricattabilità, senza garanzie, senza diritti, senza prospettive e che lascia spesso troppo mese alla fine dei soldi!
Schiavitù ordinaria è una vita vissuta con angoscia per un futuro sempre più incerto, per un presente sempre più buio, per la consapevolezza di subire un'ingiustizia e la
frustrazione di non riuscire a contrastarla.
E' schiavitù ordinaria anche quando ci convinciamo che non possiamo farci niente, perché, travolti come siamo da un vortice di cose da fare, di preoccupazioni, di problemi contingenti da risolvere subito, ci dimentichiamo di ricordarci degli altri!
Ci dimentichiamo che lo sfruttamento dei precari, il dramma di chi perde il lavoro, la tragedia di chi perde la vita sul posto di lavoro, non sono problemi scollegati, che nulla hanno a che fare gli uni con gli altri, ma sono facce della stessa medaglia: la perdita di valore del lavoro e della persona stessa che lavora, ridotta dal liberismo a mero strumento al servizio del capitale.
Il lavoro non è più visto come un mezzo che permetta alla persona di realizzarsi socialmente e nello stesso tempo di ottenere un compenso che le dia la possibilità di vivere bene e realizzare i propri desideri anche nel privato. E' diventato invece (o è tornato ad essere) solo un mezzo, per pochi capitalisti senza scrupoli, di guadagnare sempre di più, non importa se sfruttando e calpestando i diritti di lavoratori e lavoratrici!
E' schiavitù ordinaria quando anche i precari si convincono che sia normale, se non giusto, che chi ha potere e soldi detti le condizioni del lavoro anche se queste sono antisindacali e inaccettabili! E' schiavitù ordinaria quando rinunciamo a ribellarci, tutti insieme, perché da soli si rischia di subire ulteriori soprusi, ma insieme si possono ottenere dei risultati importanti!
Per cambiare veramente le cose però, è necessario che la lotta venga portata avanti sia “dal basso”, con il nostro impegno quotidiano di solidarietà e di non-rassegnazione, sia “dall'alto”, dalla politica dei partiti.
Schiavitù ordinaria quindi, è anche la delusione e la rabbia di vedere una classe politica che, da un lato, se ne frega, e anzi trae vantaggio, dallo sfruttamento dei più deboli, e dall'altro è incapace di comprendere il disagio e la sofferenza delle persone, farlo proprio e portarlo avanti, come lotta alle ingiustizie e ai soprusi, inquadrandolo anche in un contesto più ampio che è la difesa della democrazia e della giustizia dagli attacchi sistematici che vengono fatti in questo paese ormai da anni alla libertà (quella vera, non quella opportunista e vuota decantata dal nostro Primo Ministro) e ai diritti delle persone, soprattutto quando questi si esprimono, e possono farlo, solo
in contesti che esulano dalle logiche del mercato!
Difesa che invece viene fatta troppo spesso in maniera disordinata, superficiale, senza un'analisi seria e generale delle cause, senza mai andare alla radice del problema che è il sistema economico, politico e di conseguenza sociale, costruito, seguendo una logica capitalista, con il liberismo, che mette prima il denaro dell'essere umano, prima l'economia della politica!
Perché la sinistra si è fatta convincere che questo fosse, se non il migliore, l'unico sistema possibile?! Perché abbiamo gettato via i nostri ideali di giustizia ed uguaglianza sociale, i nostri sogni di riscatto dall'oppressione e la nostra capacità di critica e di lotta anche dura quando necessaria?! Perché non siamo più stati capaci di trasmettere alle persone un messaggio positivo, che fosse in grado di coinvolgere, di convincere e che desse speranza?
Chi dice che il problema del precariato in Italia non esiste, sa di dire il falso.
Il problema del precariato, del lavoro è un problema centrale nel nostro paese come in Europa, ancora di più adesso che stiamo attraversando questa crisi devastante per lavoratori e lavoratrici.
La difesa del lavoro vero, garantito, adeguatamente retribuito, stabile e continuativo, non può non essere uno dei punti fondamentali e irrinunciabili per il programma politico di chiunque pensi di condurre un Paese verso un futuro sostenibile e non ad un passato insostenibile. Così come è irrinunciabile la difesa dell'istruzione e della ricerca libere, dipendendo principalmente da esse sia il lavoro che il progresso di un Paese.
Vorrei concludere citando una breve frase di Erri De Luca, perché queste parole mi hanno fatto riflettere anche sul mio lavoro. Io studio fisica e quindi il mio lavoro dovrebbe servire ad accrescere la conoscenza in campo scientifico e, se del caso, tecnologico. Mi chiedo se abbia ancora un senso oggi continuare a creare progresso, se al centro del progresso non c'è più l'essere umano, se non è più il suo benessere il fine delle nostre ricerche...
Dice De Luca (Sulla traccia di Nives, Mondadori):
<<Le macchine del progresso, del risparmio di sforzo, non sono state usate per avere poi più tempo libero, anzi per aumentare il prodotto del lavoro. Aumentavano gli arnesi del progresso e non diminuiva il tempo del lavoro. La nostra specie accumula progresso, ma non sollievo.>>
Anche se non sempre so dimostrartelo per me questa canzone parla di ogni giorno che vivo accanto a te (se la leggi come fosse dedicata ad una persona e non a qualcosa di triste)...
Just a perfect day,
Drink Sangria in the park,
And then later, when it gets dark,
We go home.
Just a perfect day,
Feed animals in the zoo
Then later, a movie, too,
And then home.
Oh it's such a perfect day,
I'm glad I spent it with you.
Oh such a perfect day,
You just keep me hanging on,
You just keep me hanging on.
Just a perfect day,
Problems all left alone,
Weekenders on our own.
It's such fun.
Just a perfect day,
You made me forget myself.
I thought I was someone else,
Someone good.
Oh it's such a perfect day,
I'm glad I spent it with you.
Oh such a perfect day,
You just keep me hanging on,
You just keep me hanging on.
You're going to reap just what you sow,
You're going to reap just what you sow,
You're going to reap just what you sow,
You're going to reap just what you sow...
(Lou Reed - Perfect Day)